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Rodolfo Ruggiero, inossidabile bandiera dell’U.S. San Vito

Di Uccio Leozappa

Uno dei collaboratori scolastici  si affaccia sulla porta di ingresso della mia stanza in maniera premurosa e mi dice che c’è un certo sig. Ruggiero che vorrebbe parlarmi. Sono preso da un sacco di cose e anche se non è orario di ricevimento gli dico lo stesso di farlo entrare pensando fosse un genitore di qualche alunno.                                                

I capelli brizzolati, qualche ruga vicino agli occhi ma il fisico è lo stesso, un fuscello. Anche  il sorriso è  lo stesso e pur se sono trascorsi 40 anni lo riconosco immediatamente, Rodolfo Ruggiero . “Ero di passaggio e ho pensato di venirti a salutare “ , mi dice, facendomi emozionare poiché  sarà  vero che sono trascorsi diversi  anni ma i ricordi di tante partite giocate insieme sono incancellabili.

Ci abbracciamo mentre continua a dirmi che io ero velocissimo, gli rispondo che invece lui era un’opera d’arte. Giocava  da trequartista. Dire “giocava” è molto riduttivo in quanto Rodolfo Ruggiero   sembrava danzasse  sul campo. Il suo modo di correre  con leggerezza sulle punte dei piedi, quel modo unico di controllare il pallone  con la testa e sguardo alto e con il suo fisico minuto ma altrettanto forte lo faceva sembrare Roberto Bolle quando  sul palco  del Bolshoi di Mosca esegue lo Schiaccianoci. Elegante, mai scomposto. Grande visione di gioco. Colpiva il pallone con  grazia e i suoi lanci erano perfetti e precisi al millimetro. Non c’era bisogno di avere grandi capacità per stoppare  la palla perché lui riusciva a servirla perfetta e alla velocità giusta. Riusciva con una finta a spostare gli avversari e servire il pallone per metterti sempre nelle migliori condizioni di poter andare a  rete. Se dovessi paragonarlo ad un calciatore moderno direi senz’altro Pirlo, gli somigliava anche fisicamente. Una delle sue specialità erano le punizioni al limite dell’aria di rigore. Conoscendolo,  gli avversari preparavano barriere a cinque e più calciatori.  



Prima di calciare si concentrava, prendeva il pallone lo faceva ruotare tra le mani più volte  e poi lo posizionava per terra. Si assicurava che potesse colpirlo nel modo giusto. Una breve ricorsa e il più delle volte il pallone finiva in rete. La traiettoria del pallone era così imprevedibile e ardita  che niente poteva fare la barriera, così pure il portiere che non gli rimaneva altro che  raccogliere il pallone dal fondo della porta. Grazie Rodolfo Ruggiero, grazie per averci dato la possibilità di vederti giocare a San Vito. 

Foto Ciccio De Leonardis


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